Viva l’Arte di Strada… A morte l’Arte di Strada

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Parlare dell’Arte di Strada diviene doveroso, ad un certo punto, in una città come Padova che non è più abbastanza piccola da ritenersi provincia e non ancora (speriamo mai) tanto grande da perdere la propria identità di laborioso, riservato centro di media grandezza.

In una città di tali dimensioni e di tale storia e costumi e abitudini, appunto, la bombolettata di vernice sul muro pare uno sfregio, un elemento d’irregolarità e disordine da pulire e punire, mondare ed emendare…

Il piddino Ivo Rossi lanciò strali polemici, in questo senso, al tempo della sua mai troppo breve reggenza di Palazzo Moroni, criticando aspramente – dalle colonne del Mattino di Padova – i locali imbrattamuri e salvando, di fatto, il solo Kenny Random, autore a suo avviso di disegni belli e meritevoli di non venire cancellati dagli imbianchini comunali.

Questo intervento, che valse a lui e al giornale di via Tommaseo qualche pittura poco lusinghiera, in città…

Trova Ivo Rossi nella figura…

Questo intervento insomma spiega perfettamente il genere di equivoco in cui una città poco avvezza al writing, com’è Padova, tende a cascare continuamente – e da più parti, per altro.

A Napoli – per dire – le scritte sui muri sono molto meglio integrate con la città, sia a livello estetico che culturale… in un luogo splendido e decadente come quello, infatti, il segno (tag) sulla parete non fa che contribuire all’incanto del luogo. A Padova è diverso, perché è Padova ad essere diversa.

Ecco allora che solo il disegno diventa tollerabile ed anzi un modo per riqualificare aree brutte e sporche e squallide e periferiche.

Questa la ragione di tanto amore per Kenny Random ed i suoi rassicuranti personaggi (da parte dei più) e di tanto contemporaneo odio nei suoi stessi confronti (da parte degli altri).

Allora, è questa?

Perché l’Arte che troviamo per strada si divide in due correnti, diverse e anche discretamente contrapposte.

Una si chiama Street Art e concerne fondamentalmente tutto ciò che sui muri viene disegnato.

L’altra è il Writing e consiste – semplificando molto – nello scegliersi un nome d’arte, creare un modo artistico per scriverlo e tatuarlo poi in più luoghi possibili.

Per intenderci, Street Art:

Tony Gallo fecit

Writing:

Dico la verità: a me Boogie piace molto

La Street Art è in genere molto più apprezzata e remunerata, il writing resta di nicchia e tendenzialmente povero.

La Street Art c’è il rischio che piaccia anche alla vecchina che va a buttare la spazzatura sotto casa; il Writing rimane per i più una evitabilissima cafonata.

Anche perché qui sopra c’è Boogie, ma poi in giro trovi anche cose così:

Mica è sempre domenica…

e l’effetto, si capirà, è diverso.

Tutto questo per parlare del primo errore riguardante l’arte che si scrive o disegna per strada: ritenere che – nascendo da uno spirito puro, di ribellione al sistema – non debba ricercare la remunerazione.

Kenny Random è avversato soprattutto dai suoi colleghi, che ne criticano lo spirito commerciale (che in effetti possiede).

Molti suoi disegni, in giro per la città, sono stati sabotati, più o meno goliardicamente.

Ora trova le differenze

Eppure l’Arte di Strada porta un miglioramento estetico e certe volte anche culturale nelle città… è un modo nuovo e diverso di combattere il grigiore, l’uniformazione, tutto ciò che di brutto possiede la contemporaneità dei nostri spazi urbani. E il pane uno deve pur portarlo a casa, la sera, quindi: se può farlo così, generando un movimento positivo per l’intera società… perché no?

Secondo fraintendimento: arte di strada e writing fanno parte di un tutt’uno, che se si decide di accettare (è inevitabile, oggi) va preso così com’è: con tutto il buono dei Boogie e dei Joys e dei Kenny Random e con tutto il male dei peggio graffitari del circondario.

Perché non c’è un’arte giusta o sbagliata, in fondo. Ci sono solo artisti bravi e artisti cani.

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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