Se Padova diventa come Venezia… Opportunità e rischi di un turismo di massa

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Innanzitutto un po’ di dati sul turismo a Padova.

Al dicembre 2016 si è registrato un nuovo record di arrivi e presenze (rispettivamente: 1.776.340 e 5.228.316 nel corso dell’intero anno), con un aumento percentuale di 2,9 e 4,4 punti, rispetto al pur positivo anno precedente.

Parte dell’aumento dei flussi risente dell’andamento generale italiano, in crescita dal momento in cui le masse turistiche tendono ad evitare destinazioni come Francia, Regno Unito, Egitto, Tunisia… per timore di attentati.

In parte invece c’entra una corretta gestione del patrimonio artistico, della comunicazione e dei trasporti pubblici, da parte dell’amministrazione Bitonci, in carica lungo quel periodo.

Porta Ognissanti vista dall’acqua. La rivalorizzazione dell’anello fluviale di Padova è una priorità dell’amministrazione Bitonci

I soli musei padovani hanno fatto registrare negli ultimi due anni e mezzo una crescita media del 14% sugli ingressi, generando un profitto aggiuntivo di circa un milione e mezzo di euro, per le casse comunali.

Numeri in forte crescita, insomma.

Seconda riflessione sulla serrata delle botteghe del Sotto Salone – avvenuta la passata settimana – volta ad arrestare il declino del commercio in centro… e sulla conseguente proposta di Diego Zabeo (imprenditore, proprietario del marchio d’intrattenimento ZED) di rilanciare quello storico spazio trasformandolo, di fatto, in una sorta di rivisitazione padovana di Eataly.

El Sałon, poco prima dell’alba

Ora – direte – e che c’entra questo col turismo in crescita?

C’entra, c’entra eccome.

Perché Zabeo nella propria proposta (riportata dal Mattino di Padova e – a parere di Massimo Bitonci – male interpretata dal giornalista) ha parlato di uno spazio dove oltre al cibo si possano consumare esperienze ed emozioni, con eventi costantemente in cartello, ristoranti etnici in cui pietanze esotiche vengono cucinate con materie prime locali e “la coda, fuori, per entrare”.

Il trionfo della globalizzazione, insomma, e proprio in uno degli ultimi spazi autenticamente padovani rimasti in città.

Una simile trasformazione – si capirà – non sarebbe pensata tanto a favore dei residenti, quanto di tutti quegli stessi turisti che come si è visto si riversano in centro storico e crescono e crescendo aumentano le entrate potenziali di chi ha in mente un progetto e in tasca i fondi per realizzarlo.

Insomma, quello che si vuol dire, qui, è che il turismo va bene e ci mancherebbe… L’amministrazione Bitonci, come si è potuto vedere, ha fatto davvero molto per incentivarlo.

E d’altronde Padova ha così tanti tesori da far scoprire ed ammirare che certe volte nemmeno gli stessi padovani lo sanno o se ne ricordano.

Gli 11 km di mura cinquecentesche sono un altro patrimonio da rivalorizzare. L’amministrazione Bitonci ha da poco vinto un bando da 18 milioni di euro, da destinare alla ristrutturazione loro e del Castello Carrarese

Ma, ecco, importante è coltivare un turismo sostenibile, educare i turisti al rispetto della città e alla salvaguardia dei beni fisici e immateriali che si trovano a visitare. Lo stesso per i padovani, in particolare quelli che dal turismo traggono il proprio sostentamento e che da un maggiore turismo trarrebbero ulteriore profitto.

Esistono cose non commerciabili, come ad esempio la qualità della vita, il senso di appartenenza, la propria tradizione, la cultura del luogo in cui si è nati e cresciuti, l’etica.

C’è Venezia, vicina a noi tanto geograficamente quanto sentimentalmente, a ricordarci tutti i pericoli di un turismo massificato, inconsapevole e non regolamentato.

Ora, Padova non rischia di arrivare a quelle situazioni, certo, ma è necessario porsi il problema prima che il pericolo sia divenuto minaccia.

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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