Prevenzione e repressione: le due facce della nostra “tolleranza zero”

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A Padova è evidente un problema di sicurezza, che spesso (non sempre) si ricollega alla questione migratoria.

La nostra è una terra che ha saputo accogliere persone da ogni parte del mondo e che oggi sono perfettamente integrate nel nostro tessuto economico e sociale: questa è un’immigrazione che non ci risulta spiacevole, anzi, soprattutto viste le responsabilità dell’Occidente nei confronti di quel “Terzo Mondo” in cui siamo stati capaci di seminare guerre e forme di schiavitù fino a un passato fin troppo recente.

Ora però siamo arrivati ad un punto di non ritorno; Papa Francesco, in una recente intervista ha dichiarato: “Si devono accogliere tutti coloro che si possono accogliere. Perché accogliere significa integrare e se i migranti non si integrano vengono ghettizzati”.

A Padova oggi esistono strati importanti di popolazione straniera che non risultano inseriti nella nostra cultura e società. Prima di poter accogliere anche un singolo nuovo immigrato, dovremo aver fatto integrare tutti gli altri.

Dunque per noi la sicurezza passa per un’opposizione netta a nuove assegnazioni di clandestini nel territorio; per un lavoro importante di vigilanza delle strade, delle piazze, dei quartieri; per la tolleranza zero nei confronti di chi delinque e diffonde degrado; per una cesura netta verso ogni forma di buonismo che avvelena il dibattito pubblico.

In questo senso la nostra amministrazione ha fatto molto: aperto due nuove sedi distaccate della polizia in due dei quartieri più problematici, Guizza e Arcella; installato trecento nuove telecamere di videosorveglianza per le strade e approvato un piano che ne prevede altre settecento nel breve termine; emesso ordinanze contro l’accattonaggio molesto; sgomberato il campo nomadi abusivo di Mortise; fatto chiudere la tendopoli della ex Caserma Prandina; fatto chiudere il centro scommesse in Piazzale Stazione, centro di spaccio e varia delinquenza; assunto cinquanta nuovi agenti di polizia locale

Questo per quanto riguarda il lato repressivo.

Poi siccome sicurezza è anche prevenzione, abbiamo riaperto i bar del centro fino alle due di mattina (l’ordinanza Zanonato aveva imposto la chiusura a mezzanotte), abbiamo incentivato il commercio locale, le botteghe di quartiere (tra le altre cose, nessun nuovo centro commerciale ha avuto l’autorizzazione della nostra giunta), abbiamo aumentato gli aiuti alle famiglie (+25,1% di assegni di maternità nel biennio di nostra amministrazione e primo finanziamento del “Progetto Mamme Sole”, che dà aiuto economico e pratico alla gestione della prole per le ragazze madri).

Questa è la duplice strada che abbiamo intrapreso e che seguiteremo a seguire una volta tornati alla guida della città.

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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