Lezioni di giornalismo: intervista a Camillo Langone (Il Foglio)

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A Padova esiste un problema di obiettività da parte degli organi di stampa tradizionali.

Si può seguitare a far finta di nulla oppure affrontare la questione in maniera aperta, franca, onesta.

Abbiamo scelto la seconda via.

Il Mattino di Padova appare negli ultimi tempi trasformato da normale quotidiano in qualcosa di molto simile ad un organo di partito. Basta aprirlo per rendersene conto; è evidente il sostegno dato a una determinata area politica: al suo candidato e alle figure che – da dietro le quinte – lo dirigono, mossa per mossa, parola per parola, e che poi sono sempre le stesse da venti e più anni… un Ventennio, a tutti gli effetti.

Basta aprirlo – si diceva – e scorrerne titoli e colonne, destreggiandosi tra attacchi gratuiti ed acrobazie intellettuali a cui i membri della redazione sono costretti da una linea editoriale rigidamente imposta dall’alto: dal direttore del giornale e più su ancora.

Perché – si sa – il Mattino è di proprietà del gruppo Finegil (lo stesso di Repubblica) e dunque i suoi interessi politico-economici coincidono specularmente a quelli di un’area partitica ben precisa…

Ora, tutto è legittimo, ognuno fa ciò che crede… ma – d’altra parte – è giusto rassegnarsi a che il fine ultimo della stampa non sia l’informazione dei cittadini, quanto piuttosto il loro plagio intellettuale?

Mossi da questo interrogativo abbiamo domandato a Camillo Langone, storica penna del Foglio, quale sia lo stato dell’arte, nel mondo della carta stampata.

 

Il compito di un giornale è di informare o di influenzare il proprio pubblico? Esiste un’etica nel mestiere di giornalista?

A me la parola etica suscita ribrezzo, e sappiamo benissimo che l’obiettività giornalistica non è mai esistita, anche se oggi, per via della crisi della stampa, è ancora più impensabile di un tempo. Però, effettivamente, non tutti lo sanno.

In un contesto simile il giornalista risulta libero o il suo operato viene inevitabilmente impastoiato dalla linea editoriale del giornale? Voglio dire, l’autocensura è una realtà con cui occorre convivere all’interno di una redazione oppure non è così diffusa?

La libertà, come la giustizia, non è di questo mondo. Figuriamoci se può essere di quella prosaica porzione di mondo che è il giornalismo.

Forse non sono mai esistite e certamente non esistono oggi testate che vivano esclusivamente di edicola e di abbonamenti, ossia di lettori.

I giornali vivono, o per meglio dire sopravvivono, grazie agli editori e agli inserzionisti, che non sempre hanno precisi interessi politici o religiosi o filosofici o estetici ma che nemmeno ci si può permettere di turbare più di tanto. E bada bene che nemmeno i lettori si possono turbare più di tanto: ad esempio molti giornali non pubblicano articoli umanisti perché temono di perdere i lettori animalisti (prova tu a scrivere di carne di cavallo o di cacciagione sul Corriere della sera, poi mi racconti). Meno che meno si può turbare la magistratura: io ho avuto guai giudiziari per aver difeso la lingua italiana e la religione cattolica, e le querele costano anche quando si viene prosciolti, sono una spada di Damocle, un’intimidazione permanente. Insomma la libertà di espressione esiste solo per chi non ha nulla di personale da esprimere, per i naif convinti che l’articolo 21 della Costituzione garantisca qualcosa.

In un’epoca in cui grosse porzioni di società raccolgono in maniera quasi esclusiva le proprie informazioni da contenitori come Facebook, Twitter e simili, la stampa tradizionale possiede ancora la capacità di influenzare l’opinione pubblica in maniera importante?

La stampa è sempre stata sopravvalutata, io abito a Parma dove da quando esiste la democrazia vengono quasi sempre eletti sindaci avversati dalla Gazzetta di Parma, giornale lettissimo e perciò erroneamente considerato influentissimo. Ho il sospetto che anche internet sia sopravvalutato: i social continuano ad abbeverarsi, a commentare i vecchi media, in primis la televisione, e non a caso i grillini, che all’inizio puntavano tutto sulla rete, fanno sempre più spesso capolino nei programmi.

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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