Inchiesta sulla sicurezza a Padova (parte prima): Piazza Mazzini

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Uno pensa a Piazza Mazzini e subito gli vengono in mente la Stazione, lo spaccio, il degrado, l’insicurezza.

Noi padovani sappiamo come funziona la nostra città, la conosciamo (chi più, chi meno), abbiamo bene in mente che tutti questi patemi riguardo alla pericolosità dell’area compresa tra Arcella e via Savonarola – per quanto enfatizzati – non sono certo campati per aria, ma hanno solide basi reali.

Ed è intollerabile che sia così.

É intollerabile che una persona (uomo o donna, giovane o anziano, ricco o povero) che arrivi in stazione a mezzanotte e che debba raggiungere a piedi il centro, sia costretto ad allungare per Corso del Popolo, invece di tagliare per viale Codalunga e solo per evitare tutta la teoria di balordi, spacciatori, ubriachi, attaccabrighe che ciondolano tra l’ex Punto Snai e il Bar 2012 (girato l’angolo, a sinistra).

C’è tanta ipocrisia riguardo al tema della sicurezza (a Padova, in Italia) e c’è anche scarsa conoscenza del problema nelle sue manifestazioni concrete.

Perché si fa presto a parlare di accoglienza standosene al riparo nei quartieri bene e non muovendosi se non per raggiungere il posto di lavoro o per andare a fare l’aperitivo in piazza.

Andate a farvi un giro dietro la stazione quando è buio, benpensanti! Passate per via Annibale da Bassano in un pomeriggio d’inverno, col sole che tramonta presto.

Epperò c’è chi ha una visione d’insieme della città e che sa che la società in cui viviamo non è fatta di compartimenti stagni: ci sono molti modi per vincere il degrado, riqualificare zone compromesse, garantire sicurezza ai cittadini.

L’amministrazione Bitonci, nei suoi due anni e mezzo trascorsi a Palazzo Moroni, ha lavorato in questo senso ed i risultati si iniziano a vedere in zone come Piazza Mazzini, appunto.

L’edificio che ospita la Casa del Mutilato, sempre in Piazza Mazzini

Qui, grazie anche all’intraprendenza di un commerciante come il Dottor Franco Pangrazio, farmacista, già proprietario dell’esercizio di via Savonarola, la zona ha cominciato una lenta risalita, dopo anni turbolenti.

Il Dottor Pangrazio, “pioniere” della nuova Piazza Mazzini

“In centro ci sono oggi troppe farmacie. Con un contesto economico completamente mutato rispetto a dieci, venti anni fa, non è più così conveniente restare a farsi concorrenza l’un con l’altro.

Abbiamo deciso di trasferirci qui, allora, perché lo reputiamo un ottimo investimento.

Tra poco qui in Piazza Mazzini, al posto del geriatrico, aprirà la sede distaccata più grande dell’Università di Padova, un complesso che arriverà sino a via Beato Pellegrino e per il quale passeranno quotidianamente diecimila studenti.

Questa zona tra cinque anni sarà completamente diversa rispetto ad oggi, le prospettive sono ottime per investire qui.

I portici della farmacia. A fianco molti esercizi chiusi, ma destinati (si spera) a riaprire

Bitonci ci ha molto sostenuto nel trasferimento da via Savonarola: era dal ’93 che a Padova non si spostava una farmacia, c’erano i soliti noti che facevano resistenza, che cercavano di opporsi, ma lui devo dire che abbia sostenuto concretamente questa iniziativa, che poi va a beneficio non solo nostro, ma di tutto il quartiere.

Per dire: nel periodo durante il quale abbiamo svolto i lavori qui nel locale, trovavamo quasi sempre degli sbandati buttati sotto il portico, a bere, far chiasso e altro… Da quando abbiamo aperto non sono più tornati.

Per quanto riguarda la sicurezza c’è da stare attenti, certo, c’è la stazione vicina, ma in realtà tutta l’area retrostante, qua: via delle Palme, via Citolo da Perugia, via San Giovanni da Verdara… sono tutte ben frequentate, sono aree in cui stanno famiglie, studenti, lavoratori.

Via delle Palme, poi, è proprio bellina

Se si riesce a restituire vita (commerciale, ma non solo) a questa parte di città, si toglie spazio a chi ha bisogno di strade buie e deserte per fare i propri loschi affari, li si spinge un po’ più verso la stazione e piano piano, chissà, circoscrivendo il problema si aiuta a eliminarlo del tutto”.

Meno ottimista l’edicolante di viale Codalunga, che è qui da una vita (la sua è l’edicola di famiglia) e che ha assistito dal di dentro alla lenta trasformazione del quartiere.

“Il problema non è locale, è nazionale, purtroppo.

Io ho votato Bitonci ed ho visto, durante il suo governo, la buona volontà: c’è stato lo sgombero dell’ex Prandina, c’è stata la chiusura del centro scommesse della Stazione, insomma c’è stata la buona volontà, sì. Ma il problema è nazionale, è europeo. Nel locale – che vuoi – si può far qualcosa, ma ci si finisce per scontrare contro giochi più grossi, contro politiche sbagliate, assurde, dannose. In tema d’immigrazione e sicurezza. Un disastro.

Qui in Piazza Mazzini la situazione non è drammatica come la vuole far passare qualcuno, non è peggiore di altre zone di Padova, almeno. Non si sta male qui, no, ma è sempre un po’ peggio”.

S’è andato a chiedere un parere anche al bar d’angolo tra Piazzale e Viale, infine, rimediando però soltanto un no comment.

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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