In giro in barca per Padova. Un reportage “by the river”

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La partenza è fissata per le nove, ma un messaggino mi avvisa di un anticipo di circa mezz’ora, sulla tabella di marcia.

Alle otto e mezza partiamo, vedi di esserci”.

A piedi per le vie del centro storico che inizia a svegliarsi, raggiungo trafelato la Golena San Massimo con un minuto d’anticipo; buono per scattare una prima foto di questo reportage di Padova “by the river”.

Massimo Bitonci è già in posizione, a bordo di una barchetta che non saprei dire (non me ne intendo), tranquillo e sereno, si guarda attorno e aspetta che si inizi a remare.

Tu sei il giornalista, vero?” mi domandano. Annuisco e, come per dare maggior forza al giuramento, scatto un’altra fotina.

Bene, tu non sali col sindaco, non c’è posto. Vieni dietro con noi”.

A parlare – scopro in seguito – è Massimo Grassi, professore universitario di Psicologia e cintura nera di voga veneta nel tempo libero. Il “dietro” a cui si riferisce è una mascareta, un barchino piccino picciò che dondola sul pelo dell’acqua con aria tremendamente instabile.

Salgo a bordo e – pronti, via – la faccio quasi rovesciare, rimediando un discreto carico di parole dal mio personale Caronte ed anche un discreto spavento.

Ma quando partiamo, poi, mi convinco ne sia valsa la pena.

La città, vista da quaggiù, pare un’altra, così calma, quieta, silenziosa.

Si intravedono i palazzoni della Cittadella, la Stanga… ma di lontano, come se appartenessero a un altro luogo, un altro spazio, un tempo differente.

Passiamo il Portello, sfioriamo antiche cannoniere veneziane che se ne stanno lì da mezzo millennio e che mi spingono a domandarmi quando abbiano visto sparare l’ultimo colpo e contro chi e mi perdo a fantasticar di pirati e antichi tesori e galeoni.

Ma è solo un fiume – direte voi, giustamente anche…

Il fatto è che, fiume o non fiume, siamo in acqua e per me, adesso, Piovego o Oceano Indiano, non fa differenza. È il fascino della navigazione, questo silenzio sciabordante di acque e di remi, una sorta di atavico richiamo all’avventura.

Attraversiamo (letteralmente) la città, sino ad arrivare alle Porte Contarine, laddove il ramo di fiume che passava per le riviere dei Ponti Romani e Tito Livio venne tombinato (negli anni sessanta) per dare un molto poco lungimirante impulso ad una Padova automobilistica e non catalizzata.

Un peccato, a ripensarci oggi, perché i fiumi rappresentano per le città, oggi, una risorsa estetica, naturalistica ed anche economica, se si pensa all’indotto che il turismo fluviale sta portando in grandi centri europei come Parigi, Londra e Berlino.

Padova è una città d’acque, il suo spirito è fluviale e commerciale e l’intenzione dell’amministrazione Bitonci è quello di rilanciare questa naturale vocazione, in maniera decisa, importante e coerente.

Questo afferma il candidato sindaco, Massimo Bitonci appunto, alle telecamere giunte a testimoniare l’arrivo della nostra comitiva, proprio presso le Porte Contarine, laddove – un paio di migliaia d’anni e più fa – un tale di nome Antenore gettò anche lui le sue cime, per restare.

Concludiamo questa piccola avventura con le parole di Nicolò Calore, ex consigliere comunale, candidato nella lista Bitonci, che ha un sogno: di vedere arrivare il giorno in cui i padri degli adolescenti padovani, invece di regalar loro il motorino, doneranno una mascareta, simile a quella su cui ho viaggiato io…

 

e su cui, per scendere e scattare una foto insieme, a momenti mi ammazzavo…

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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