Bitonci: “Folli le accuse di istigazione al razzismo. Non ci lasciamo intimidire”

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All’Arcella (via Stradivari) la cooperativa Gea si prepara ad insediare in tre diversi appartamenti di uno stesso stabile (di proprietà del Seminario Vescovile) quindici clandestini di diversi Paesi africani, tutti maschi e giovani.

I residenti si sono opposti a questa scelta unilaterale della cooperativa (peraltro non comunicata loro direttamente) e al loro fianco si è schierato anche Massimo Bitonci, che in un video pubblicato sulla propria pagina Facebook ha annunciato di prepararsi a fare “le barricate”, se questo progetto dovesse poi cercare di essere effettivamente messo in pratica.

“L’Arcella è un quartiere che ha già ospitato tantissimo e che si porta dietro tutta una serie di problemi evidenti che nascono proprio da questa accoglienza incontrollata, frutto di politiche sbagliate seguite in modo miope dalle passate amministrazioni, non soltanto locali.

I residenti sono esasperati, noi siamo dalla loro parte” ha detto.

Nel video poi invitava i residenti di qualunque quartiere della città a non farsi tentare dalle lusinghe (economiche) delle cooperative e di avvisare il suo numero whatsapp in caso di movimenti sospetti nella propria zona.

Sulla base di queste dichiarazioni (testuali) l’associazione Razzismostop ha querelato Massimo Bitonci per istigazione al razzismo, arrivando addirittura a mettere in relazione le sue affermazioni con il rogo di alcuni appartamenti destinati all’accoglienza, appiccato da ignoti a Montagnana.

La sensazione tangibile è che un simile attacco sia eminentemente politico.

Dopo tutta la montatura sull’ospedale di Padova Est, che ha portato alla caduta della giunta e che è stata smascherata la settimana scorsa dalla Procura, che ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta, gli avversari politici di Massimo Bitonci provano a trattenerne l’ascesa con stratagemmi e sofismi giuridici.

Lo scopo è duplice: fermare il candidato favorito ed imporre la liceità di un solo modello di pensiero: il loro.

Querelando le libere (e per nulla offensive, si riguardi il video anche nella sua interezza) dichiarazioni di un libero cittadino gli si pongono dei limiti nell’espressione della propria legittima opinione.

La deriva pericolosa a cui qualcuno vuole arrivare è quella di non rendere più ammissibile l’opposizione all’immigrazione: rendere l’accoglienza obbligatoria per legge, per tutti, in qualsiasi contesto e circostanza.

Pretendere di porre dei limiti giuridici a quello che una persona può dire e pensare è l’antitesi esatta dei principii democratici di cui questi campioni dell’accoglienza incontrollata si pretendono propugnatori.

Imporre il proprio pensiero agli altri attraverso leggi ad hoc e intimidazioni assortite è precisamente il modus operandi dei regimi autoritarii.

E attenzione: qui non si parla di offese, insulti o altro. Si parla di contrarietà ad un certo modello di accoglienza, a determinate politiche.

Qui si parla, appunto, di opinioni. Politiche, legittime, personali.

Qui si parla di un attacco vero e proprio alla libertà di opinione.

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