Sui Navigli del Piovego un muro anti-kamikaze

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C’è sempre il rischio di suonare retorici quando si parla di libertà; della libertà vera o presunta dell’Occidente, dei suoi valori, della democrazia…

Perché anche qui, dove ti giri, vedi problemi, contraddizioni, ineguaglianze…

Le donne – a parità di competenze e di ruolo – guadagnano ancora mediamente molto meno degli uomini; i ricchi sono sempre meno e i poveri sempre di più; gli scandali legati alla corruzione sono all’ordine del giorno; le mafie imperano; il controllo della popolazione per via informatica (Big Data) è diventata costante delle nostre vite…

No: non è il migliore dei mondi possibili.

Ma se ci guardiamo attorno e se osserviamo anche da dove siamo venuti (la schiavitù, le due guerre mondiali, la miseria)… be’, non possiamo che pensare di vivere nel meno iniquo dei mondi possibili.

O almeno il più auspicabile, tra quelli esistenti.

In Europa c’è libertà di parola, di pensiero, di azione… c’è la possibilità di vivere serenamente, di diventare ciò che si sogna o si conviene; una ragionevole certezza di tornare a casa, la sera, senza essere stati bombardati da caccia incursori o colpiti da proiettili vaganti.

C’è una elevata garanzia di uguaglianza davanti alla legge.

C’è possibilità di manifestare liberamente il proprio dissenso verso quasi tutto e quasi tutti, purché non si usi la violenza, per farlo.

C’è libertà nelle cose grandi e in quelle piccole ed è da quelle piccole, forse, che ci possiamo accorgere maggiormente se il nostro mondo stia cambiando in meglio o in peggio.

Viviamo tempi difficili, si sa: con una minaccia terroristica che grava sul capo di ognuno come la più proverbiale delle spade di Damocle e la costante sensazione, che ci accompagna, di essere male accetti in casa nostra.

Per le strade incontriamo ogni giorno il diverso e ci viene detto che dobbiamo essere tolleranti e aiutarlo ad integrarsi.

Vero, giusto, ma detto così è semplice, troppo semplice rispetto alla realtà: e invece io mi ricordo di via Anelli e passo spesso dietro la stazione alla sera, di ritorno da un pendolarismo forsennato, e so che persino passeggiare al Duomo oltre una certa ora può diventare rischioso, a meno che non accetti di abbassare lo sguardo di fronte agli spacciatori di turno.

Invece di educare il diverso ai nostri valori (magari imperfetti, magari a volte poco considerati anche da noi stessi, ma comunque valori!), alle nostre regole, ai nostri costumi… invece di educare gli altri ci siamo lasciati irridere e calunniare e abbiamo tolto i crocefissi dalle nostre scuole e dai nostri uffici e abbiamo allungato le stoffe delle nostre gonne e abbiamo rinunciato a passeggiare per le nostre strade dopo una certa ora.

Da qualche giorno, lungo i Navigli del Portello (con tutti i baretti estivi e i chioschi e i giovani e gli studenti) sono stati piazzati dei new jersey di cemento armato per scongiurare il rischio di attentati kamikaze con automobili (magari esplosive) lanciate sulla folla.

 

E allora ci sarà sicuramente chi dirà: “Bene, bravi, è giusto garantire la sicurezza ai nostri ragazzi”, senza pensare che è assurdo doverci piegare al costante senso di paura, di esposizione al pericolo, di minaccia.

Non possiamo essere stranieri in casa nostra, non possiamo accettare di essere braccati, colpiti, vilipesi, in casa nostra, nella nostra terra.

Chi crede ancora che si tratti di razzismo non si rende conto di quello che sta capitando: vive fuori dal mondo e fuori dalla storia.

 

A Padova, dall’11 giugno è tolleranza zero.

 

 

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