Cosa rimane di un Padova-Venezia all’Euganeo

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Arrivo all’Euganeo che mancano pochi minuti all’inizio.

Per fortuna mi è venuto in mente di prendere il motorino, perché all’uscita di Corso Australia c’è una coda che nemmeno a Ferragosto.

Avere un motorino in questi momenti non ha prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard.

Sorpasso con un certo gusto la colonna, mi parcheggio il più avanti possibile, domando informazioni perché è la prima volta che vengo all’Euganeo per ragioni differenti dallo Sherwood (ma anche lì poche volte e solo per vedere un po’ di vita, giuro) e non mi oriento bene.

Tribuna Ovest, dice il biglietto, e Tribuna Ovest sia.

Una prima considerazione – molto generale – sullo stadio: se è vero che in tutta Italia gli stadi sono vecchi e brutti, perché costruiti ai tempi belli, bellissimi, ma ormai un filino sbiaditi di Italia ’90, questo (che è vecchio vecchio e brutto brutto) porta con sé l’aggravante di essere stato costruito dopo.

Su di un muretto, appena prima dell’ingresso alle tribune sta scritto: “Sì al Plebiscito”. E va detto che pare questa l’ipotesi più sensata per prendere il proverbiale piccione con le un po’ meno proverbiali cinque fave:

  1. Sparagnare (su una ristrutturazione dell’Euganeo – che è più grande del Plebiscito e in condizioni peggiori).
  2. Evitare ulteriore consumo di suolo (costruendo un nuovo stadio, il terzo…).
  3. Adattarsi alla tendenza internazionale (che vuole stadi più piccoli, perché oggi – rispetto a trent’anni fa – tra Sky Sport, Dazn e simili, di gente che vada allo stadio ce n’è molta meno).
  4. Riportare lo stadio più vicino alla città (com’era per l’Appiani che, tra l’altro, vista la minore capienza, sfruttava l’effetto “fossa dei leoni”, caricando i propri e intimorendo gli altri).
  5. Ridare uno stadio dignitoso ad una società importante, prestigiosa, ricca – anche – che chiede e merita di più.

Seconda considerazione, più particolare, sul tifo: essendo abituato a quello rugbistico non ho potuto che trovarmi a disagio nel regime di offesa libera che dominava in curva come in tribuna; ma questo non è un problema solamente padovano o veneziano, certo.

Che comunque poi, c’è stata una certa goliardia, anche lì, soprattutto quando – pronti, via – è partito dalla curva del Padova un “Figa tomare” indistintamente indirizzato alla Laguna tutta.

Molto bella la coreografia ad inizio partita, la folla che canta “Ma quando torno a Padova” e più d’una sciarpata in corso d’opera, sia padovana che venexiana.

Terza considerazione su Pippo Inzaghi: contento per lui.

Quarta e ultima considerazione: ricordo i caroselli successivi alla vittoria dello spareggio contro il Genoa: il gol di Vlaovic, l’errore di Galante, il rigore decisivo di Kreek… son ricordi belli, che uno vorrebbe tornassero e si rinnovassero e che la storia del Calcio Padova – una storia che non è da semplice provinciale, è una storia forte, grande… che la storia del Calcio Padova, insomma, andasse finalmente avanti: si togliesse di dosso tutta la polvere e i problemi e risalisse all’altezza di una città che è la più importante del Nord Est e tra le più importanti del Paese.

Le quasi diecimila persone che hanno assistito all’incontro, ieri, sono testimoni di una città a sostegno di un progetto, di una squadra, di un’idea.

Crediamoci.

Forza Padova!

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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