giovedì, aprile 27, 2017

Cosa abbiamo fatto

Nei due anni e mezzo di amministrazione Bitonci, la città di Padova è molto cambiata.

Il modo migliore per rendersene conto è quello di scendere nelle strade, di camminare per le piazze, sotto i portici del centro come all’ombra dei palazzoni di periferia.

Pronti?

Questo itinerario alla scoperta di una Padova nuova comincia dal cuore della città, dalla sede del sindaco: Palazzo Moroni.

Come prima cosa si potrà ammirare il piazzale destinato al parcheggio delle auto. C’è tanto spazio, sì, e ci credo: mancano le due Audi che la precedente amministrazione Zanonato-Rossi aveva preso a noleggio a tempo indeterminato, logicamente a spese del Comune.

Appena arrivato a Palazzo Moroni, Bitonci le ha cordialmente rispedite al mittente, troppo affezionato com’è alla su Subaru Hybrid rispettosa tanto dell’ambiente quanto dei pubblici portafogli.

Attraversando il Volto della Corda si raggiunga adesso Piazza delle Erbe, lasciandosi ninnare dai sighi dei commercianti, tanto indigeni quanto foresti, e accorgendosi di un’altra assenza particolare: mancano gli accattoni molesti, i professionisti dell’elemosina.

Che fossero padovani, italiani, francesi, turchi, eschimesi o apolidi la politica dell’amministrazione Bitonci è stata sempre quella di disincentivare questo fenomeno.

Niente contro i poveri veri ovviamente, nulla contro chi lotta quotidianamente per la sopravvivenza, anzi chi scrive ritiene che esista un obbligo morale, da parte di chi ha di più, ad aiutare quelle componenti della società che risultano invece svantaggiate.

L’amministrazione ha voluto seguire questa logica senza celarsi dietro l’ipocrisia di una monetina regalata ogni dieci accattoni: stabilendo un contributo di 500 euro per anziani e disabili ottenuto dal taglio dell’indennità del sindaco e degli assessori, per esempio; e poi la gratuità del servizio mensa per tutti i minori appartenenti ad un nucleo familiare con Isee inferiore a 4.000 euro.

Se si ha voglia di aspettare sera, poi, si potrà far tardi.

Se l’amministrazione Zanonato aveva infatti imposto la chiusura di tutti i bar e i locali del centro storico entro la mezzanotte, il sindaco Bitonci ha prorogato questo orario sino alle 2 di notte. La logica è quella di avere un centro vivo, vivace, pieno di studenti e lavoratori in libera uscita e famiglie anche, magari (laddove i figli sono più grandicelli o tendenzialmente insonni).

Luci e persone allontanano spacciatori e malintenzionati, svolgendo di fatto un’azione sociale di controllo. Senza contare il fatto che le strade devono essere delle persone, non di truppe di poliziotti o di infami spaccini.

Con un colpo al cerchio e uno alla botte, il sindaco Bitonci ha poi provveduto anche al mantenimento dell’ordine pubblico, istituendo per bar ed esercizi una patente a punti che penalizza quegli esercenti che consentono ai propri clienti di schiamazzare eccessivamente ad ore tarde e che invece premia quelli che riescono a evitare che le piazze si trasformino in una sorta di chiassosissima discarica di vetri e plastica.

Proseguendo per via Dante si scavalchi Ponte Molino, si apprezzi la Basilica del Carmine, poi si affronti viale Codalunga e relativi problemi, sino al piazzale della Stazione.

Qui la battaglia all’illegalità ha prodotto risultati finalmente concreti, in una zona che resta senz’altro delicatissima e per cui va fatto ancora tanto.

Innanzitutto il Punto Snai del Piazzale è stato chiuso, dopo innumerevoli fermi dovuti a ragioni di ordine pubblico e il caso emblematico di uno spacciatore nigeriano trovato in possesso di cocaina, prima di sfuggire all’arresto per rifugiarsi all’interno del centro scommesse, protetto da schiere di connazionali. 

La scelta di riaprire al traffico l’area antistante alla stazione è stata motivata poi dalla stessa logica: più movimento, più persone (oltre a maggiori controlli di poliziotti in divisa e in borghese), significano meno stallo e minor copertura per tutti coloro che hanno bisogno di ombra e silenzio per “lavorare”.

Lo stesso per locali e banchetti etnici della zona di via Borgomagno, le cui attività sono state esaminate e certificate con cura e i cui orari regolamentati con altrettanta attenzione dal sindaco.

Ancora è importante non generalizzare: l’amministrazione Bitonci non è contro l’immigrazione.

È contro, piuttosto, all’illegalità che alcune volte accompagna le esistenze di individui stranieri (comunitari e non) immigrati nel nostro Paese.

Senza ipocrisie lo diciamo, pur consapevoli di quanto spesso siano miseria e disperazione a condurre le persone a delinquere e non certo lombrosiane predisposizioni genetiche.

Ma di questo problema immenso, quello dei migranti, si deve occupare Roma, si dovrebbe occupare Bruxelles.

Compito di un amministratore locale è gestire l’ordine e garantire la legalità e la corretta convivenza fra i cittadini, con i mezzi (spesso limitati dalla struttura burocratica statale) che questi possiede.

Tutti vorremmo una perfetta coabitazione tra i popoli e sinceramente ci auspichiamo di vedere il giorno in cui questa infine si realizzerà.

In questo momento storico tuttavia esiste, da parte di chi governa, il dovere di creare le condizioni perché questo sogno si realizzi.

Dalla Stazione possiamo raggiungere qualsiasi punto della città, adesso.

Possiamo dirigerci alla Stanga, dove un efficientissimo Fagiolo regola il traffico indiavolato di uno degli snodi fondamentali della città.

Polemiche e scetticismi pelosi hanno accompagnato la genesi del rondò. Bene, oggi i vantaggi per gli automobilisti (e per l’ambiente, di conseguenza) diretti in città, che non devono più perdere tempo e salute in interminabili code, a qualsiasi ora del giorno… i vantaggi insomma sono evidenti: il traffico è finalmente sostenibile e il tempo sottratto alla coda è tempo risparmiato e i fumi sottratti all’aria sono salute guadagnata.

Si può raggiungere poi Piazzale Boschetti, dove l’amministrazione Bitonci ha già approvato lo stanziamento di fondi necessario alla conversione di uno spazio degradato, cementificato e inutilizzato in un parco che sarà splendido e di proprietà di tutti i cittadini.

Perché quella del verde, dell’ambiente, è una sfida decisiva, oggi, a Padova come nel mondo.

Si può andare allo stadio Plebiscito, che ora cade a pezzi, ma che l’amministrazione, se eletta, ristrutturerà completamente, donando un impianto finalmente adeguato alla città (per il calcio, per il rugby), senza andarne a costruire uno nuovo, occupando altro spazio verde e vergine, già abbondantemente eroso com’è, nella nostra regione.

E ancora e ancora… Tanto è stato fatto, tanto c’è da fare.