Breve storia di via Anelli. Con lieto fine

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La storia di via Anelli, a Padova, è lunga e perigliosa e accompagna (e segue) le sorti della città lungo tutto il tempo che divide la costruzione del Complesso Serenissima dai giorni nostri.

Il Complesso Serenissima – quei palazzoni verdi e brutti che tanto significato hanno assunto negli anni, per i padovani – nasce negli ottanta ruspanti, quando i soldi giravano, di spazio ce n’era quanto volevi ed il profilo estetico delle architetture passava tranquillamente in cavalleria.

Una parte del Complesso Serenissima in uno dei suoi momenti migliori

Appartamenti tagliati con l’accetta e pensati con l’unico fine di ottenerne più profitto possibile vennero riempiti di studenti dalle capigliature cotonate e in fuga dai rialzi del centro storico… ma gli anni ottanta stavano finendo ormai e i novanta bussavano già alle porte con tutti gli sconvolgimenti politici e sociali che oggi tanto bene conosciamo.
Caduta dell’Unione Sovietica, guerre in Africa e nei Balcani, globalizzazione, crisi umanitarie.

Venivano dall’est e dal sud del mondo… venivano inseguendo un benessere ipotetico, decisamente idealizzato e non certo alla facile portata di tutti.
Nessun sogno americano da queste parti, niente terra delle opportunità; ma loro questo non lo potevano sapere.

Arrivò il tempo dello spaccio e dei coltelli, delle prostitute e delle bande; su un muro qualcuno scrisse – in un italiano più approssimativo di questo – “Tenetevi Padova, via Anelli è Africa”.

Ci pensò il vecchio Zanonato, allora, a peggiorare le cose: dopo dieci anni di traccheggiamenti pensò di espropriare gli stabili, piantare un muro di lamiera nel mezzo e distribuire per tutta la città il problema dello spaccio senza provvedere in alcun modo ad arginarlo, nel contempo.

Flavio Zanonato in un momento di difficoltà (foto di Michela Gobbi)

Il muro oggi. Una volta ci venivano dall’America a vederlo, ci venivano…

Ora è il momento di Bitonci, invece.
Il candidato sindaco, nel suo periodo a Palazzo Moroni, si è ritrovato in eredità una zona vittima degli stessi problemi di sempre, ma ha provato a risolverli: già ad ottobre 2016 aveva infatti presentato un progetto, sottoscritto dall’Università, di riqualificazione del famigerato Complesso.
I noti tradimenti di novembre e la conseguente caduta della giunta hanno rinviato il cambiamento, ma non certo arrestato.

Il piano prevede la completa ristrutturazione del sito e la sua trasformazione in campus per studenti: un vero e proprio studentato provvisto di aule studio, sale conferenze e vari altri spazi di sapere e condivisione, pensato per i giovani e destinato sia a loro che all’intera comunità.

Un luogo bello ed efficiente, uno spazio che torni nelle mani dei padovani, dopo tanto tempo.

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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