1, 100, 1000 Case Don Gallo chiuse. La vera integrazione è un’altra

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Casa Don Gallo era stata occupata sul finire del 2013, per iniziativa dell’associazione Razzismostop e l’aiuto pratico di alcuni attivisti del primo centro sociale cittadino, Pedro.

Chiude poco più di tre anni dopo, dunque, considerando che ieri, 23 marzo, i circa cinquanta occupanti sono stati fatti sgomberare dalle forze di polizia e i sigilli posti agli ingressi.

L’associazione Razzismostop ha diffuso in giornata un comunicato, ricordando come lo sgombero sia avvenuto pacificamente e in accordo con le autorità, ma criticando tuttavia l’amministrazione Bitonci che, a loro dire, avrebbe avversato in vari modi l’esperienza, col rifiuto di apportare migliorie all’edificio e di concedere energia elettrica e riscaldamento allo stabile che, essendo abbandonato da tempo, ne era sprovvisto.

Ebbene, è ora di assumere una posizione chiara e definitiva sul tema dell’immigrazione.

Tutti noi.

Quello che è in gioco, oggi, rappresenta infatti qualcosa di troppo grande per potersi permettere di restare nel mezzo, in un limbo di buone o cattive intenzioni.

Massimo Bitonci ritiene la chiusura di Casa Don Gallo un successo, tanto che più volte l’aveva domandata (qui un video trasmesso a settembre 2016: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/09/06/news/casa-don-gallo-il-sindaco-bitonci-adesso-la-compriamo-1.14069033).

Massimo Bitonci in posa gagliarda davanti a Casa Don Gallo

La ritiene un successo non certo per una qualche pruriginosa forma di razzismo, né perché convinto di poter arginare con gli sgomberi un fenomeno che – purtroppo – ha origini profonde e dimensioni di fatto incontrollabili.

La ritiene un successo perché Casa Don Gallo costituisce l’archetipo del fallimento di un certo tipo di integrazione, che si riduce nella mera accoglienza fisica, nella concessione di un vitto e un alloggio e basta: senza che allo sventurato di turno venga insegnata la lingua, senza che gli venga spiegato un mestiere, senza che la sua giornata sia scandita da attività di alcun tipo.

Dormire fino a tardi, fumare sigarette, aspettare.

Senza contare le condizioni igieniche, del tutto assenti, in cui veniva proposto di vivere.

Un interno di Casa Don Gallo. Tu ci vivresti?

In una recente intervista, Papa Francesco ha detto: “L’accoglienza è doverosa, ma non bisognerebbe mai accogliere più persone di quelle che si possono integrare”, perché la mancata integrazione genera esclusione, l’esclusione si trasforma in ghetti e i ghetti in odio.

Non c’è più tempo per il buonismo: razzismostop, buonismo stop.

Quella dei migranti è una realtà che ci coinvolge tutti e la pressione delle organizzazioni grandi e piccole, dei cittadini, dell’opinione pubblica, dovrebbe concentrarsi sui governi nazionali e sull’Unione Europea, perché sostengano finalmente (e veramente) uno sviluppo omogeneo dei Paesi africani; perché si impongano sui vari tirannucci locali che si arricchiscono col petrolio a spese della comunità, perché distribuiscano l’enorme ricchezza di cui il territorio africano è ricco; perché si trovi soluzione a conflitti terribili come la guerra civile siriana o quella libica e altri ancora.

Questa è la via corretta da seguire, oltre all’impegnarsi per garantire vere accoglienza e integrazione ad un numero purtroppo limitato di persone.

Tanto che più avanti, nel proprio comunicato, Razzismostop critica quei comuni italiani che si sono opposti all’applicazione del Progetto Rondine, promosso dallo SPRAR e finanziato da Ministero dell’Interno e amministrazioni locali.

Il Progetto Rondine è un piano di vera integrazione, con lezioni di lingua italiana e insegnamenti di vari mestieri, oltre alla garanzia di vitto e alloggio.

Bene, Razzismostop dimentica di riportare come l’amministrazione Bitonci abbia non solo rinnovato per ulteriori tre anni il progetto in questione, a Padova, ma ne abbia anche aumentato l’efficacia, portando da 26 a 36 gli individui interessati e intavolando trattative per farli crescere ancora, fino a 50.

Questa è vera integrazione.

Non certo Casa Don Gallo o il campo nomadi di via Bassette, a Mortise, anche quello fatto chiudere per volontà del sindaco, Massimo Bitonci.

L’ex campo nomadi di via Bassette, oggi

– Ufficio Stampa di Massimo Bitonci

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